La parola
“Tattoo” venne introdotta in Europa dal
viaggiatore James Cook nel 1770 dopo un viaggio di esplorazione presso
la
popolazione Maori in Polinesia. Essa deriva dal termine “Tau
Tau”, ma la
versione occidentalizzata prese immediatamente il sopravvento.
In
realtà il tatuaggio ha storia ben più lunga ed
è
probabile che sia contemporaneo ai segni rupestri. Il ritrovamento in
Siberia
nel 1947 di una mummia sciita del V sec. a.C. è la
testimonianza più antica ma
la tesi di una nascita ben precedente è avvalorata da alcune
statuette
neolitiche “tatuate”,
ritrovate in
alcuni paesi europei.
Abbiamo tracce di persone tatuate almeno 2000 anni fa in
Egitto ed in Giappone.
Il
Tattoo rimase per millenni una pratica con una valenza
magica o scaramantica, un modo per comunicare la propria condizione
spirituale e
sociale.
Diffuso in tutto il mondo, trovò ostacoli solo in Europa a
causa del processo di cristianizzazione che portò a vietarlo
in quanto visto
come barbaro.
In Europa in tattoo
tornò solo dalla metà dell’800 quando
iniziò a diffondersi particolarmente
nei
porti.
Il
primo tattoo studio è del 1846 a New York e fu aperto dal
tedesco Martin Hidelbrandt. Nel 1890 Samuel O’Reilly
inventò la macchinetta
elettrica ed il tattoo si diffuse sempre più anche
nell’aristocrazia, pur
rimanendo pratica legata per lo più a marinai, soldati,
prostitute, donne da
circo e galeotti.
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