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Il termine “Scarificazione” viene
dall’inglese scar,
cicatrice.
La
storia della scarificazione è molto antica ed spesso
legata a pratiche magico-tribali.
Oggi
la scarificazione viene praticata anche in Europa ed in
Italia tramite varie tecniche che vanno, passando attraverso molte
sfumature
dal cosiddetto marchio a fuoco (branding) all’incisione
tramite bisturi sia
senza che con rimozione di cute.
La pratica della
scarificazione comporta la creazione di
cheloidi che sono, per dirla molto semplicemente ed in modo
assolutamente non
scientifico, una sorta di cicatrice rialzata. I cheloidi possono essere
più o
meno sviluppati a seconda del tipo di pelle e di cicatrizzazione che
ogni
persona possiede, a seconda del colore della pelle stessa (in generale
più scura
è la pelle, maggiormente sarà portata alla
formazione di cheloidi) ed a seconda
della pratica a cui ci si sottoporrà.
In
generale consigliamo a chi vuole sottoporsi a tale
pratica di esserne totalmente consapevole, di considerare che
è il proprio corpo
a generare le cicatrici e non l’artista che può
solo “indirizzare” nel giusto
modo il corpo stesso, che è una pratica irreversibile e che,
come sempre, è
meglio affidarsi ad artisti competenti.
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